sab
12
set
2009
Maratona Alpino di Schio
Testo di GP Guindani
Lo scrissi già lo scorso anno, alla mia prima partecipazione, lo ribadisco ora: esistono le skyrace, le skymarathon, ultramarathon, trail, ultra trail e compagnia bella.
Poi, a parte, esiste la MARATONA ALPINA.
Nè prima nè dopo, a parte.
Non una gara, dal momento che non ci sono pettorali nè una classifica (ufficiale), niente pruriti competiviti dunque, solo passione, passione infinita per la montagna, che porta a cimentarsi nella
tenzone centinaia di persone con pedule e sacco come si deve sulle spalle (già, perchè alla Maratona Alpina quelli strani siamo noi, con le scarpette, il portabborraccia e via, e non si contano le
teste che si scuotono in segno di disapprovazione, specie negli escursionisti più attempati) nonchè intere sezioni di svariate associazioni volontaristiche dal lato dell' organizzazione.
Peraltro, circostanza che credo meriti di essere sottolineata, non sono previsti percorsi ridotti: chi parte, pedule o no, deve arrivare al Pian delle Fugazze e percorrere tutti i 42 km (circa, poco
meno per vero) e 2.800 m. d+: non so quante altre manifestazioni riescano ad attirare una tale mole di escursionisti e camminatori su di un tracciato così lungo ed impegnativo.
Tracciato dicevo, anche questo è per molti aspetti componente essenziale dell' unicità della MARATONA ALPINA:oltre a percorrere infatti luoghi indubbiamente belli e caratteristici, fatto il Summano
tutto parla di storia, di Guerra, della Grande Guerra.
Dalla Busa di Novegno in poi il susseguirsi di trincee, forti, ruderi di caserme e casematte, per non parlare poi della Strada delle 52 Gallerie per la salita al Pasubio (alle Porte del Pasubio, per
la precisione) costringono a ricordare, alla memoria dell' immane sacrificio di sangue che la Prima Guerra mondiale pretese nonchè gli atti innumerevoli di indubbio e grandioso eroismo di cui si
resero protagonisti, forse inconsapevolmente, i nostri avi posti a difesa della Patria.
Sveglia alle 2.45 con Claudia (gesto di eroismo pure questo, certo meno cruento ma ugualmente tale), velocissima colazione e giù in macchina rapidi verso l' autostrada dove, prelevato l' amico TRB
Vittorio (un habituè delle non competitive oramai), ci dirigiamo rapidi verso Piovene Rocchette.
Quest' anno si arriva per tempo, non proprio comodi ma per tempo: nel corso delle indicazioni pre-partenza viene data conferma che verrà percorso il tracciato classico, quindi con salita alla cima
del Rione (e forte attiguo) ed al monte Alba.
Ritirato il cartellino, per chiamata nominativa (non certo comodo, ma ricco di fascino d' antan), salutata Claudia (che si porterà al Pian delle Fugazze per poi risalire al Rifugio Papa, dove mi
attenderà) io e Vittorio alle 5.10 ci mettiamo in viaggio, frontale calzata.
E' buio naturalmente, e fa caldo, unito ad una massiccia dose di umidità: niente di meglio per rompere il fiato....
Saliamo rapidi fino alla sommità del Summano, senza forzare, superando i numerosi escursionisti, guadagnando i primi 1.000 m. d+
Primo ristoro, ancora una breve salita e svelta discesa fino al Colletto di Velo, II ristoro.
Oramai è chiaro, possiamo riporre le frontali.
Affrontiamo quindi la salita al Monte Brazome ed al Passo Campedello: la salita non è aspra ma si fa sentire, proseguiamo bene, senza eccessivo affanno.
Arriviamo quindi in Busa Novegno (un bellissimo pascol con una profonda cavità nel mezzo, la busa, appunto) per poi portarci con un bel traverso sino alla Malga Novegno.
Ristoro e via verso la salita al Monte Riale, connotata dal bel forte sommitale, salita non fatta lo scorso anno in quanto impraticabile: cominciamo ad entrare nella memoria della Grande Guerra come
detto.
Il tempo intanto "resta su" e non è poco; non c'è il sole ma non fa caldo e comunque non piove, quindi va benissimo.
Quindi discesa al Colletto di Posina da dove quest' anno si prende per il Monte Alba (invece di transitare sulla strada asfalta come lo scorso anno): la salita non è difficile e nemmeno esposta,
tuttavia impegna per via del fondo molto scivoloso e del fondo in generale non molto buono; peraltro alcuni strappetti piuttosto decisi cominciano a farsi sentire.
Arriviamo tranquillamente Passo Xomo ove mi predispongo mentalmente al clou della giornata, la salita della Strada delle 52 Gallerie; approfitto del ristoro e per sicurezza ingurgito un gel (ad alto
tenore di caffeina...) e percorso ancora un Km e mezzo circa su asfalto raggiungiamo la Bocchetta Campiglia (ove sorge peraltro il Sacrario, architettonicamente asssai discutibile a mio avviso) che
conduce all' imbocco della Strada.
La strada venne costruita dagli Alpini e dal Genio per creare una alternativa alla camionabile già esistente, la Strada degli Scarrubi, esposta al tiro nemico, al fine di rifornire il fronte posto
sul Pasubio, al c.d. Dente Italiano, contrapposto al Dente Austriaco (fronte che fece da scenario come detto a pagine e pagine di tragico eroismo: peraltro i due denti, per come appaiono
oggi-leggevo-risultano sconvolti nel loro aspetto a causa della scellerata guerra di mine che portava italiani ed austriaci ad inseguirsi a furia di tonnellate di tritolo nel timore che il nemico
costruisse gallerie che lo portassero sopra o sotto la propria linea del fronte...).
La strada risale con 52 gallerie (di cui 50 in salita-dal nostro verso-e due in discesa) sino all' attuale Rifugio Papa (già caserma), le c.d. Porte del Pasubio, e guadagna il costone del massiccio
scavalcando le testate della Val Canale e della Val Leogra, entrambe impressionanti per come precipitano a valle.
Non si possono percorre i 6,5 km ca e 800 m. d+ della Strada senza che il pensiero corra ai volti, alle storie, alle vite di quei giovani condotti qui da chissà dove per costruire questo capolavoro
asservito a mere logiche di guerra.
Abbandonate le digressioni storiche, forte del gel di poc' anzi, mi ritrovo ad andare forte davvero, lascio Vittorio con intesa di ritrovarci al Papa e vado, superando decine e decine di
escursionisti nonchè di "colleghi" (non già concorrenti) di Maratona, segno che sto andando forte.
Mi accorgo di mantenere un ritmo forsennato (naturalmente per il mio solito) senza grande sforzo, suscitando commenti di ammirazione (piacevoli, inutile dirlo) da parte di escursionisti e
colleghi.
Passata la Val Leogra mi ritrovo a dover rallentare, anche se di poco, il ritmo, ma salgo sempre bene.
Appena prima della quart' ultima galleria, gioia immensa, vedo Claudia che mi aspetta.
Naturalmente preso dalla foga, in piena trance agonistica la ignoro e proseguo di lena la salita....
Mica vero, la saluto eccome!
Sono felicissimo, ma niente coccole, quelle al Papa, dove mi attende il celeberrimo passato di verdura, vero trofeo della Maratona Alpina.
Raggiungo il Papa in 1h5m, contro 1h25m dello scorso anno, segno che sono andato proprio bene.
Tempo di gustare il passato ed arrivato Vittorio si comincia a scendere verso l' arrivo, lungo la Strada degli Eroi.
Anche per quest' anno è finita, non rimane che salutarsi dandosi appuntamento per il prossimo anno.
Commenti: 2
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#1
EBBRAVO IL NOSTRO INSTANCABILE GP che oltre alla corsa è degno scrittore.
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#2
ALTRO CHE RECUPERO CREDITI ABBIAMO UN "ALESSANDRO MANZONI"
NEL GRUPPO ...DAVVERO BRAVO COMPLIMENTI 
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