dom

12

lug

2009

VI Trofeo Ravasio - sentiero 1 Adamello

Sabato 11 e domenica 12 luglio si è svolta la VI edizione del Trofeo Paolo Ravasio sul tracciato del sentiero n.1 dell'Adamello.

Definirla una gara è poco perchè il sentiero n.1 è un sentiero alpino di alta montagna, prevalentemente a quota superiore ai 2200, con tratti innevati, con tratti attrezzati nei punti più esposti e superbamente panoramico.

Quest'anno il gruppo TRB ha partecipato in massa all'iniziativa ed il passa parola fra i soci ha avuto successo vista la massiccia adesione.

Il percorso è possibile affrontarlo in una o due giornate.

Partenza alle 5.00 dal piazzale della Bazena e via seguendo il n.1 passando per rif. Tita Secchi, rif. Maria e Franco, rif. Lissone, rif. Prudenzini, rif. Gnutti, rif. Baitone, rif. Tonolini e finalmente il rif. Garibaldi. Una vera e bella cavalcata.

In tutto circa 55 km e la bellezza di circa 4500 D+.

TRB CHE HANNO PARTECIPATO E CONCLUSO IL VI TROFEO RAVASIO

in 1 giorno

DANILO (il solitario)

STEFANO - MICHELE

ALBERTO L. - MAURIZIO

in 2 giorni

FRANCESCO - ROCCO

MASSIMO - ALBERTO R.

CLAUDIO - DIEGO

FRANCESCO - MARCO M.

GP GUINDANI - VALTER

FRANCESCO - SOFIA

ALBERTO T. - MARCO B.

LUCA

 

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MA CHE AVVENTURA - testo di GP Guindani

<Non mi era mai capitato di vivere una gara come il TROFEO RAVASIO, un' esperienza unica, capace di entrarti nell' anima facendoti sentire interiormente arricchito, non migliore certo ma "più adulto".
La preparazione è stata intensa, eppure a posteriori mi rendo conto di quanto sia stata complessivamente insufficiente rispetto alle difficoltà psicofisiche che il n. 1 richiede ed impone come dazio per poter giungere al traguardo.
Tutto è unico qui, tanto da fare del RAVASIO una dimensione completamente a sè stante e solo ora ne capisco i motivi.
Già dalla mattina di venerdi la tensione per quel che sarebbe stato era palpabile in me.
Al suono del campanello saluto Claudia ed i bimbi, prendo lo zaino e scendo in strada ove Valter (el mè Valter) mi attende in macchina in compagnia del buon Alberto.
Io e Valter ci scambiamo uno sguardo consapevoli che l' avventura tanto agognata stava davvero per iniziare.
L' incontro all' appuntamento prestabilito con gli altri amici del TRB e si prende la strada per il GAVER ove Stefano, dopo una lauta cena, ci avrebbe ospitato per la notte.
Notte per modo di dire dal momento che alle 3.00 o poco più eravamo tutti in piedi pronti a trasferirci in Bazena ove l' avventura davvero avrebbe avuto inizio.
Giunti in Bazena, ritirato il pettorale e consegnato lo zaino eccoci al via per le h. 5.00.
L' aria è fredda, è buio ma non indossiamo le frontali, consci che di lì a poco, complice anche la quota, avrebbe cominciato ad albeggiare.
Risaliamo la Valfredda di buon passo, corricchiando nei tratti dove risulta agevole incrementare l' andatura.
Io e Valter siamo vicini, ci scambiamo qualche battuta: la tensione oramai si sta stemperando lasciando spazio alla fatica.
Giungiamo in 1h15 circa al Rifugio Tita SECCHI e ci avviamo verso il primo scoglio della giornata, il Passo Blumone, già provato in allenamento la settimana precedente.
E qui il primo momento davvero difficoltoso della giornata dal momento che il ripido nevaio che ci separa dal valico è completamente ghiacciato.
E' vero, ci sono le peste, ma sentire i passi così incerti lascia parecchio turbati.
Oltretutto commettiamo un errore abbandonando la traccia principale alzandoci sulla dx verso il Blumone nell' intento di guadagnare subito quota per poi uscire in traverso quasi pianeggiante sul passo.
Questo il primo errore della giornata dal momento che presa quota il tratto che ci separa dal passo non è per niente breve e tantomeno in piano: ne esce un traverso su neve ghiacciata dove per procedere mi ritrovo costretto a scavare delle buchette con la punta delle racchette, il tutto mentre buona parte delle altre coppie sfilava via.
Perdiamo in un amen almeno 20/25 minuti, un' eternità sul n. 1.
Ripresi dalla tensione ripartiamo per il passo Termine e dopo un lunghissimo traverso affrontiamo la seconda difficoltà, l' ascesa alla Bocchetta Brescia, circa 400 m. di dislivello affrontati con passo tutto sommato costante.
Purtroppo Valter soffre la fatica, la giornata non è di quelle buone, con nausea e senso di vuoto: sono cose accadono frequentemente a queste quote.
Soffre Valter, ma non molla, come non mollerà mai lungo i due gg. di viaggio.
Giunti in Bocchetta Brescia subito la seconda vera difficoltà della giornata: il tratto che ci separa dal Rifugio Maria e Franco è abbondantemente innevato e la coltre nevosa, sia per il fatto che si trova all' ombra sia per l' orario è ancora ghiacciata.
Sotto di noi il baratro.
Dopo un primo tratto attrezzato con corde fisse che consentono di scendere con una certa sicurezza ecco il lungo, interminabile traverso a mezza costa sino a giungere al Rifugio.
Anche qui ci sono le peste, ma la neve è ghiacciata e lo sguardo cade per un istante al fondo valle: la tensione è a mille, ogni passo viene misurato, calibrato, che scivolare vorrebbe dire non tornare per raccontarlo, poco ma sicuro.
Stremati più per la fatica nervosa che non per quella fisca giungiamo al rifugio per le 10.15.
Tutto sommato siamo ancora abbastanza in regola con il ruolino di marcia che ci eravamo proposti: rapido rifornimento e ripartiamo ancora su tratto nevoso dove perdiamo immediatamente quota guadagnando il laghetto sottostante il laghetto.
Qui la neve è esposta al sole quindi non è ghiacciata, "porta bene", ed è un divertimente sciarla fino in fondo.
Da qui ci avviamo velocemente sul sentiero che conduce verso il Passo di Campo, un tratto tutto sommato agevole, a tratti persino corribile.
Valter mi sembra che stia meglio e questo mi fa credere che il peggio sia passato.
Giunti al Passo di Campo imbocchiamo il sentiero, ora davvero brutto che ci conduce al bivio per il Passo d' Avolo e di seguito il famigerato Ignaga.
Un attimo di rilassatezza, Valter si gira per dirmi una cosa e messo un piede in fallo precipita di quasi un metro fuori dal sentiero: nulla di grave ma caviglia girata e profondo graffio alla gamba.
Valter è dolorante, lo sento lamentarsi tra sè e sè, ma si va avanti.
Preso il bivio per salire al Passo d' Avolo approfittiamo dei volontari dell' organizzazione per medicare alla buona la ferita di Valter, ci fermiamo qualche minuto e ripartiamo.
Si comincia, tanto per farci capire cosa ci attendeva più sopra, con una ferrata (pioli) da rimontare esattamente in mezzo ad un torrente scrosciante e naturalmente gelido.
Usciamo dalla ferratina fradici ed infreddoliti e si prosegue.
Qui Valter ancora accusa nausea, mal di testa, e soffre parecchio, dovendosi fermare più volte per riprendere le forze: barrette, gel, non servono purtroppo a nulla, la situazione non cambia, ma si va avanti.
Giungiamo tra rocce, catene e pioli al Passo d' Avolo e subito dopo affrontiamo il famigerato Ignaga.
Davanti a noi una serie infinita di creste da percorrere sulla sommità su un sentiero che dire esposto è dire poco: è tutto attrezzato, se vogliamo non pericoloso in sè, tuttavia lo sforzo psicofisico  è devastante.
Impiegheremo un' ora e più per uscire dal passo, un' ora di tensione, che anche qui un errore equivarrebbe a non tornare indietro a raccontarlo.
Sotto di noi il vuoto ed in fondo Saviore.
Meraviglioso, solo che bisogna fare in fretta, che i minuti passano inesorabili ed il cancello del Lissone fissato alle h. 14 incombe.
Comincia a serpeggiare il timore di non farcela, di aver patito, sofferto per niente, non arrivando in tempo al cancello del Lissone; arrivare fuori tempo massimo vorrebbe dire infatti essere fermati, dovendo abbandonare la gara.
Da lì cambia l' approcccio, cominciamo a scendere velocemente benchè il sentiero anche lasciato l' Ignaga non diventi semplice affatto, sempre esposto, sempre ripidissimo, con fondo infido.
Giunti poi in vista del Lissone il sentiero segue due vallette percorse da altrettanti torrenti: anche qui pioli, catene.
Scivolo, mi schiacchio una mano contro la roccia, ma non m' importa, dobbiamo arrivare in tempo al Lissone, dobbiamo arrivare in tempo!
E così è, varchiamo la soglia del Rifugio alle 13.42.
Una vera liberazione; oramai non ci sono più cancelli per oggi e la nostra prossima meta rifugio è il Prudenzini, dove pernotteremo.
Panino con la bresaola, coca ed alle 13.57 cominciamo a risalire la Valle Adamè per rimontare poi il Passo Poia.
Il tratto della valle sino a dopo la Baita Adamè è meravigliosamente buono, corribile, in terra, un sogno insomma!
Ci lanciamo in corsa, contenti come bambini.
Cominciamo ad attaccare la salita per il Poia e subito Valter accusa i soliti sintomi: tuttavia questa volta impongo io il ritmo, standogli dietro ma richiamandolo continuamente a mantenere per quanto più possibile un passo regolare e cadenzato.
La salita è davvero devastante, ganda e poi ancora catene, canalini, pioli e si arriva al passo: sotto di noi oramai il Prudenzini!
Scendiamo di buona lena il nevaio fino ad incontrare Gigi Mazzocchi, l' anima del RAVASIO (con la moglie Ester) intento a risalire il passo per portarsi al valico e dare il cambio al ragazzo del soccorso alpino.
E' tardi, tardissimo per i nostri programmi, tuttavia ci crediamo e scendiamo a bomba giù per la vallata, e via di corsa fino al Prudenzini dove arriviamo all 17.01.
3 h. dal Lissone al Prudenzini, mica male!
Avevo promesso a Valter che si sarebbe migliorato rispetto allo scorso anno e malgrado le difficoltà quei 5 minuti di vantaggio completano l' appagamento per l' impresa compiuta, seppur a metà.
Al Prudenzini ritroviamo tutti i compagni di viaggio e soprattuto gli amici del TRB.
Ci sistemiamo nella camerate, ci si lava, due chiacchiere, la cena e poi alle ottemmezza prendo posto in branda al terzo piano del letto a castello.
Sveglia alle 3.30 circa, tempo si sistemare due cose, la colazione alle 4.00 e poi anche la seconda tapa prende il via.
Subito la salita al Passo Miller: il timore era quello di trovare ancora una volta neve ghiacciata a causa dell' orario, con tutto quello che ne sarebbe conseguito.
Partiamo bene, tuttavia appena la quota comincia a farsi consistente Valter viene colto ancora una volta dai soliti fastidi, ma si prosegue bene, di buon passo.
La salita al Miller è difficile ma l' ansia è per quello che avremmo trovato al di là del passo: sorpresa invece, la neve era buona e "portava" bene.
Oltretutto il ragazzo del soccorso che presidiava il passo aveva provveduto a mettere giù delle corde fisse rendendo il primo tratto, quello più ripido e potenzialmente pericoloso, sicuro ed agevole.
Andiamo bene, giungiamo al Gnutti poco più di 2h., alle 7.08 siamo già sul sentiero che conduce al Passo del Gatto.
Questo tratto lo conosciamo bene avendolo provato anche in allenamento con conseguenti riferimenti cronometrici.
Andiamo via molto bene, si corre dove possibile, alle 8.18 varchiamo la soglia del Tonolini, con quasi tre quarti d' ora di anticipo sul cancello; con mia soddisfazione noto che siamo scesi di cinque minuti rispetto al tempo registrato in allenamento, segno che oggi ci siamo!
Valter entra nel rifugio che già sto addentando un panino con la coppa con annessa coca cola.
Mi guarda strano e "ripiega" su un the caldo con fetta di crostata, forse più consona all' orario.
Usciamo dal Tonolini alle 8.40.
Oramai sappiamo di avercela fatta, davanti a noi solo il Passo Premassone che ben conosciamo per averlo fatto in allenamento ed il Passo del Lunedi che tanto è l' ultimo appena prima del Garibaldi e quindi "non conta".
Iniziamo dal Tonolini una grandiosa progressione che ci porta in cima al Passo  Premassone in un baleno: ci piace il Premassone, è un nostro amico, ci vuole bene, ed infatti offre rocce solide che "attaccano bene" e neve buona che porta, poi solo due catenelle appena prima del valico.
Ciao Premassone, ci vediamo presto, grazie di tutto, e ciao anche a voi marmotte che ci avete accompagnato con i vostri fischi!
Guadagnamo il Premassone alle 9.45, siamo andati benissimo!
Sotto di noi il Pantano, più in alto il Garibaldi, e spostato sulla destra il dente aguzzo e scuro che cela nel proprio intaglio il Passo del Lunedi (così detto, ho appreso, in quanto percorso il lunedi dagli operai che salivano a lavorare alla diga del Garibaldi).
Scendiamo veloci, solita neve, solita ganda, poi sentiero, brutto e poi la diga del Pantano, fatta tutta di corsa.
Il cancello sarebbe qui per le h. 12, sono invece le 10.30.
Ci guardiamo soddisfatti io e Valter, oramai è fatta, manca solo il Lunedi.
La salita al passo è di quelle a cui siamo oramai abituati, ripidissima, esposta, attrezzata, Valter però sentendo odore di arrivo sale bene, non velocissimo ma regolare.
Giungiamo sul valico, fotografia di rito con l' operatore del soccorso alpino e si scende!
Discesa agevole in nevaio sino a guadagnare il sentiero, abbastanza veloce.
Breve salita sino a rimontare un dosso e davanti a noi eccolo! il Garibaldi!
Sentiamo i campanacci ed il chiasso provenire dal Rifugio per l' arrivo appena precedente al nostro di un' altra coppia, e subito scorgiamo una figura che ci si fa incontro lungo la diga.
E' il Presidente, raggiante e contento forse ancora più di noi.
Valter si galvanizza e piglia una corsa da tre al kilometro che fortunamente lascia spazio subito dopo alle reali condizioni fisiche del momento: già tanto che si trotterelli dunque, ma si trotterella scambiando parole ed impressioni con Michele (ottimo terzo nella gara a coppie da un giorno con il maiuscolo Stefano).
L' arrivo è un' emozione indimenticabile, grandiosa, per tutti, tanto da portare molti alle lacrime, che sgorgano generose e sincere.
E' fatta!
E finita!
Alle h. 11.31 varchiamo il traguardo e siamo pertanto dei Finisher del Ravasio!
Rimaniamo lì frastornati a ricevere e fare complimenti da ed a chiunque ci capiti a tiro.
Ora che la tensione del momento è passata rimane l' enorme emozione, la soddisfazione di aver terminato un viaggio unico, indimenticabile, una consapevolezza da cui non ci potremo separare mai più.
Ieri sera Valter spergiurava che questa sarebbe stata la sua ultima edizione, troppa fatica, troppo impegno, che non è la gara per lui.
Stamane mi ha scritto che posso tenere i 10€ che ancora gli devo e che ho dimenticato di rendergli ieri come acconto per l' iscrizione del prossimo anno...
Per questo, e non solo, Valter è "el mè Valter"!!>

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Commenti: 3

  • #1

    STEFANO (martedì, 14 luglio 2009 09:21)

    Il mio Ravasio comincia qualche settimana fa', in seguito ad alcuni eventi mi ritrovo a chiedere a Michele di farlo in coppia con me. Lui è già iscritto come singolo, io essendo la prima volta, non me la sento di affrontare il sentiero n°1 da solo.Quindi coppia formata e che l'avventura abbia inizio.Il venerdi si dorme in Valle dorizzo con alcuni compagni di avventura, e dopo poche ore di riposo alle 4.30 siamo tutti in Bazena. La tensione tra gli atleti è palpabile, stemperata solo dai sorrisi e dagli incoraggiamenti reciproci.Alle 5 si parte, le prime luci dell'alba rischiarano il cielo, ma la temperatura è parecchio fredda, saliamo in fila verso il passo della vacca, e già dopouna mezz'ora il gruppo si comincia a sgranare. In questa fase l'istinto "competitivo" mi farebbe allungare il passo, ma la giornata sarà lunga e dura e non vale la pena spendere troppo adesso.Con Michele arriviamo presto sotto al passo Blumone, e qui sfoggiamo la nostra arma segreta, una coppia di ramponcini modifcati per l'occasione, li calziamo in pochi secondi e cosi ci possiamo permettere di affrontare la salita al passo sulla neve ghiacciata seguendo la linea diretta di massima pendenza. Dopo il passo quattro salti, ancora un bel traverso sulla neve e siamo al passo Termine.Fino a bocchetta Brescia il sentiero è una traccia in mezzo ai massi, corribile solo a tratti, ma stiamo entrambi bene e non forziamo troppo il ritmo. la discesa al rifugio Maria e Franco si presenta sotto forma di una lastra di neve ghiacciata, e qui sarebbe impensabile affrontarla se non fosse stata scavata una serie di tracce dove mettere i piedi; in piu' abbiamo i nostri ramponi ì, e cosi' in pochi minuti siamo al rifugio, breve sosta e via. Si arriva al passo di campo e si comincia a risalire verso la cresta dell' Ignaga, ormai il sole è alto ed il cielo terso, da qui si ammira un paesaggio favoloso. Scendiamo con la dovuta cautela lungo la via attrezzata e alle 11 siamo al Lissone. Breve sosta, coca, caffè e si riparte. Percorriamo la valle Adamè e giunti all'attacco della salita del passo Poia la affrontiamo di buona lena, molto buona, perchè recuperiamo almeno una decina di minuti alla coppia che ci precede, ma la salita finisce, e loro in discesa ci distanziano ma è ancora lunga....Arriviamo al Prudenzini alle 13.25,Gigi è fuori che aspetta, ci serve formaggio, caffè e naturalmente coca cola. Mangiamo con calma e ci prendiamo una decina di minuti di riposo, poi ripartiamo all'attacco del passo Miller. Questa salita è quella che ho trovato piu' dura, un interminabile traverso in salita su ganda che ti massacrate facile i quadricipiti, e se sbagli qualche appoggio ti segna in profondità. Arriviamo al passo sotto una piccola precipitazione di neve ghiacciata, ma ci abbassiamo subito e dopo una lunga discesa passiamo dal Gnutti, sono circa le 15 ed ora ci aspetta un tratto teoricamente facile.Teoricamente appunto, infatti vedo che Michele comincia a rallentare, sta andando in crisi, gli do della frutta secca, un gel, ma non si riprende, sono avanti a lui qualche metro, ma avanza sempre piu' a fatica, non so' cosa fare, è come in trance, avanza a piccoli passi,lentamente, sguardo fisso a terra ora deve combattere la sua battaglia, le mie parole di incoraggiamento servono a poco, arriviamo al Baitone si ferma, non ce la faccio piu' mi dice, poi guarda su', si vede la bandiera del Tonolini, che ore sono? Le 16.30, andiamo. Lo faccio andare avanti e lo seguo come un'ombra, un passo dopo l'altro siamo al Tonolini, mancano pochi minuti alle 17 entriamo e ci sediamo, beviamo coca e caffè, sbocconcello un panino, non ho fame, ma devo mangiare qualcosa, stiamo fermi una decina di minuti comodi, poi Michele si alza ed esclama ok andiamo. Si è riaccesa la luce.La salita al Premassone è una progressione da favola con Michele davanti a fare il passo e io dietro come un'ombra. Scolliniamo, discesa sulla neve e poi pietraie, ora sono io davanti a tracciare la via, salto da un masso all'altro, ogni tanto mi volto, ma ora Michele è tornato, mi segue, arriviamo rapidamente alla diga e attacchiamo di buona lena il passo del Lunedi. A metà ci rendiamo conto di aver quasi raggiunto un'altra coppia, avranno una decina di minuti di vantaggio, ma ormai è tardi. Arriviamo sulla diga del Garibaldi, e qui si materializza la magia del n°1, si sentono le urla di incitamento provenire dal rifugio, la gola si stringe, le lacrime cominciano ad affiorare, non capisco cosa succede, le gambe girano da sole, corro per mano ad un compagno e sono emozionato come un bambino, poi l'arrivo, gli abbracci, ancora lacrime e la consapeolezza che quello che abbiamo passato in queste ore non lo dimenticheremo piu'.

  • #2

    renzo (martedì, 14 luglio 2009 10:20)

    bellissimo racconto, sei riuscito ad esternare emozioni, paure e senso di aver compiuto un'"impresa" che tutti abbiamo provato. Purtroppo non riesco ad essere presente per la cena, sarebbe stato bellissimo rivivere il "Ravasio" guardando anche le fotografie che abbiamo scattato. Ciao Renzo

  • #3

    Michele (martedì, 14 luglio 2009 23:26)

    Dopo aver letto la precisa descrizione del mio compagno Stefano e le lusinghe rivevute non mi resta altro da aggiungere se non grazie Stefano per aver deciso di affrontare con me questa significativa esperienza che rimarrà impressa a lungo nella mia memoria.
    Grazie anche a tutti gli amici del TRB che hanno partecipato a questa bella ed impegnativa manifestazione in alta montagna.
    Grazie agli organizzatori che anche quest'anno hanno creduto in questa gara stupenda nonostante la presenza significativa di neve ai passi che poteva rendere più difficoltoso il passaggio.
    Grazie a tutti i volontari del Soccorso Alpino, del CAI e Amici che hanno vigilato sulla nostra sicurezza e che con grande pazienza ci hanno atteso ai punti di controllo.
    Grazie ai rifugisti per la loro cortesia nei punti di ristoro.
    Insomma grazie a tutti quanti hanno creduto, corso e collaborato. Ci rivediamo nel 2010 per il VII TROFEO PAOLO RAVASIO.

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